Un paio di curiosità sul Noma

Un paio di curiosità sul Noma

Ritorniamo a parlare del famoso Noma, uno dei ristoranti più influenti nel mondo, del quale abbiamo già parlato in un recente articolo, dove abbiamo ripercorso le tappe più importanti dello chef René Redzepi. Questa volta però voglio portarvi a conoscenza di alcune delle curiosità più interessanti riguardanti proprio il Noma.

IL BENVENUTO DEL NOMA

La prima curiosità non poteva che riguardare il famoso benvenuto, la particolarità sta nel fatto che ogni qual volta un cliente varca la soglia dell’entrata al Noma, viene accolto da tutto lo staff al completo, formando una fila di cuochi, lavapiatti, stagisti, camerieri e sommelier, pronti ad intonare in coro, il benvenuto più caloroso che riescono a proporre.

Le persone vengono travolte da svariate emozioni e le prime reazioni sono, ad esempio, guardare dietro per assicurarsi che siano proprio loro al centro dell’attenzione; lo chef de partie Fejsal Demiraj, spiega che gli ospiti si sentono al settimo cielo nel ricevere tutto quell’ affetto.

IL SIGNIFICATO
Forse però, in pochi conoscono il vero e crudo significato, dietro tutto questo calore.
Il protagonista è proprio lo chef del Noma e la storia risale al lontano 1989\90, quando un giovane René si trovava a Dzepsiste (Xhepçisht), nell’ ovest della Macedonia (ai tempi facente parte della Jugoslavia), trascorrendo quell’ estate con la propria famiglia, ignaro che, da lì a poco, sarebbe cominciata (anche se non in via ufficiale) una delle svariate guerre civili che in quel periodo stavano logorando i Balcani e che, in prima persona, avrebbe rischiato di essere al centro di un fuoco incrociato.

Una sera René e suo fratello gemello vengono svegliati dai parenti e fatti salire velocemente in macchina (il conflitto stava per iniziare, e la famiglia aveva deciso di farli partire all’ estero, lontano dagli scontri), René racconta che gli è rimasto un nitido ricordo di quando, tutta la famiglia si è riunita in fila, per salutare lui, il fratello e il padre, fin quando la macchina non si allontanò abbastanza da non vederli più.

Questo è il motivo, per il quale ogni volta, tutto lo staff del Noma deve necessariamente sospendere il proprio lavoro, per dare il benvenuto agli ospiti. 

Ali Sonko

ALI SONKO, IL LAVAPIATTI SOCIO DI REDZEPI

La seconda curiosità avrà come protagonista un’icona del Noma, il suo nome è Ali Sonko un immigrato, originario della Gambia che grazie alla sua umiltà e etica lavorativa, è riuscito a conquistare il cuore di tutto lo staff del Noma.

Tutti i 13 anni in cui Ali ha lavorato duramente,  sono stati ripagati con il miglior dei premi, diventare comproprietario del Noma. Nemmeno Ali stesso non si sarebbe mai aspettato di diventare manager (e ricevere una percentuale del 10%) del locale, per il quale ha svolto la mansione del lavapiatti. Diventando un simbolo per le persone che cercano una vita migliore, scappando a volte da sofferenze e carestie.

LA STORIA
La sua storia inizia 34 anni fa, quando decide di lasciare la sua terra natia alla volta della Danimarca, dopo essersi innamorato di una donna Danese in un precedente viaggio. Trasferitosi lì, inizia a svolgere diversi lavori tra cui, pescivendolo, macellaio e in una fabbrica di finestre e porte. Ed infine come lavapiatti, lavoro che ha mantenuto per lungo tempo.

L’ascesa del sig. Sonko, da lavapiatti immigrato al comproprietario del ristorante, arrivò in un momento in cui la Danimarca era stata immersa in una guerra culturale sull’identità danese in mezzo a un duro contraccolpo anti-immigrato alimentato, in parte, dal successo del Partito popolare danese di estrema destra.

In un intervista René spiega che forse, il fatto che suo padre e Ali hanno in comune il nome, e che all’epoca intraprese la stessa strada del Gambiano, iniziando a lavorare come lavapiatti per sostenere la propria famiglia, abbia influenzato la promozione di Ali.

La maglietta che indossò tutto lo staff alla premiazione nel 2010

Un aneddoto curioso avvenne nel 2010,quando lo staff del Noma era intento ad andare a Londra, alla premiazione per il primo posto tra i ristoranti migliori al mondo. Al viaggio avrebbe dovuto prendere parte anche Ali, purtroppo si resero conto troppo tardi che per entrare in Inghilterra, era obbligatorio un visto d’ingresso nel paese. Non si persero d’animo, infatti si presentarono alla serata della premiazione, indossando una maglietta con stampato sopra il volto di Ali.

Condividi la tua passione!
Default image
Nderim Shabani

Autore CSB | Cuoco